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In questo articolo ci occupiamo di un quesito di stretta attualità, l’individuazione dei cosiddetti “contatti stretti” in caso di positività al Covid-19, che interessa non solo i Datori di lavoro delle aziende ma anche tutti i lavoratori ed i soggetti del Servizio di prevenzione e protezione aziendale.

La definizione di “contatto stretto”

La definizione di contatto stretto è rinvenibile nelle documentazioni ufficiali delle Autorità Sanitarie del Paese. L’Istituto Superiore di Sanità definisce come contatti stretti i seguenti casi:

Definizione di contatto stretto Covid 19
Definizione di “contatto stretto” come riportato dal rapporto ISS n.53/2020

L’individuazione dei contatti stretti non è compito del Datore di lavoro

L’identificazione ufficiale di una persona o lavoratore come “contatto stretto” spetta al Dipartimento di Prevenzione dell’ASL competente per territorio, che vi provvederà attraverso l’attività di contact tracing non appena riscontrerà un caso Covid positivo. Tale attività è regolamentata dalle indicazioni contenute nel Rapporto ISS n. 53/2020 “Guida per la ricerca e gestione dei contatti (contact tracing) dei casi di COVID-19.

E’ consigliabile tuttavia che l’azienda, in attesa dell’intervento delle autorità preposte, provveda preventivamente a stilare un elenco delle persone (potenzialmente) a rischio contagio, qualora le stesse siano state a contatto con persone Covid positive, anche fuori dall’ambito lavorativo, provvedendo quindi all’adozione degli opportuni provvedimenti.

Infatti le più recenti stime suggeriscono che il periodo di incubazione sia di pochi giorni (periodo mediano attorno al valore di 5 giorni), pertanto la finestra per trovare i contatti dei casi e metterli in quarantena prima che possano a loro volta diventare contagiosi è piuttosto stretta. Ecco l’importanza di intervenire tempestivamente qualora l’Azienda sanitaria locale arrivi tardi a causa del congestionamento del sistema di tracciamento.

Come si svolge l’attività di Contact tracing

Il contact tracing, da intendersi come la ricerca dei contatti finalizzata a prevenire ulteriori rischi di trasmissione del virus, si pone come obiettivo primario quello di identificare nel tempo più rapido possibile le persone esposte a casi Covid accertati, in quanto potenziali casi secondari. L’esperienza maturata dalle Autorità sanitarie su altre malattie ha infatti dimostrato come l’attività di contact tracing sia uno strumento utile a ridurre la diffusione dei virus tra le persone.

Individuazione, rintracciamento e monitoraggio, sono queste le tre parole da prendere in considerazione durante il processo finalizzato alla ricerca dei contatti (indagine epidemiologica). Esaminiamo nel dettaglio le tre fasi del contact tracing:

  • Individuazione: consiste nella ricerca delle persone che, in quanto contatti di una persona positiva al virus SARS-CoV-2, sono da considerare potenzialmente esposte. Si ritiene, secondo gli studi più recenti in materia, che il periodo di contagiosità parta da 48 ore prima dell’inizio della comparsa dei primi sintomi del soggetto risultato positivo al virus, fino a 2 settimane dopo.
  • Rintracciamento: dopo aver individuato le persone potenzialmente esposte al virus inizia la fase di colloquio e valutazione del rischio. Il colloquio ha lo scopo primario di informare tali soggetti che potrebbero essere stati esposti ad un caso di COVID-19. La valutazione del rischio serve invece a classificare i contatti ad alto o basso rischio, per fornire informazioni e istruzioni dettagliate sui comportamenti da adottare e sulle misure di prevenzione per evitare un’ulteriore trasmissione del virus.
  • Monitoraggio: consiste nel tenere sotto controllo i contatti stretti che risultano messi in quarantena per impedire l’ulteriore diffusione del virus.

Cosa fare se un lavoratore è un possibile “contatto stretto” di un caso Covid positivo

Sei venuto a conoscenza di un caso Covid tra i famigliari di un lavoratore?

In attesa dell’intervento dell’Azienda Sanitaria Locale, si consiglia di convocare i componenti del Comitato per la gestione Covid-19 in azienda (Datore di lavoro, RSPP, Medico Competente, RLS) per definire come procedere. Probabilmente sarà necessario condurre un’indagine interna per individuare i possibili “contatti stretti” tra i lavoratori. E qualora l’ASL non sia ancora intervenuta prendere gli opportuni provvedimenti cautelativi (es. far contattare dai possibili contatti il proprio Medico di medicina generale e seguirne le indicazioni).

I colleghi di un “contatto stretto” possono continuare a lavorare?

Tecnicamente il contatto di un contatto stretto (accertato o sospetto) non è sottoposto ad alcuna limitazione. Pertanto la risposta al quesito è affermativa, i lavoratori che sono stati a contatto di un “contatto stretto” accertato dall’ASL non sono sottoposti ad alcuna limitazione e possono continuare a lavorare.

Se ho un caso Covid in azienda i colleghi devono fare la quarantena?

Nel caso in cui un lavoratore in azienda risulta positivo al Covid-19 ricordiamo che sarà compito dell’ASL condurre un’indagine epidemiologica per identificare in modo ufficiale i “contatti stretti” tra i colleghi del lavoratore risultato positivo al Covid, e quindi stabilire chi sarà messo in quarantena.

Tuttavia l’azienda potrà fare in modo di far adottare a tutti i lavoratori quei comportamenti preventivi finalizzati a evitare la presenza dei cosiddetti “contatti stretti”. Applicando tutti i Protocolli anti-contagio. E quindi evitando una possibile quarantena. Con tutela dell’azienda e anche e soprattutto dei lavoratori. Ecco come:

  • Evitare qualsiasi contatto fisico diretto (es. strette di mano, ecc.) tra colleghi.
  • Evitare di toccare con mani nude fazzoletti di carta e altri oggetti toccati da colleghi.
  • Mantenere ove possibile un distanziamento superiore a 2 metri, o se non possibile ridurre la durata a un tempo inferiore a 15 minuti.
  • Prevedere sempre l’uso della mascherina in tutti gli ambienti chiusi.

Per un approfondimento consiglio la visione di questo breve ma esaustivo video.


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