Piani Mirati di Prevenzione, cosa sono i PMP?

Published by Fabio Moscatelli on

PMP Piani Mirati di Prevenzione
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Cosa sono i Piani Mirati di Prevenzione, noti anche con l’acronimo di PMP? A chi si applicano? Se un’azienda riceve una comunicazione di coinvolgimento in un PMP come si deve comportare?

L’obiettivo dei Piani Mirati di Prevenzione

I Piani Mirati di Prevenzione nascono con l’obiettivo di migliorare le condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, non più solo attraverso le attività di vigilanza affidate ai soggetti preposti quali le Aziende Sanitarie Locali e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, ma attraverso la creazione di un rapporto sinergico tra Istituzioni ed Imprese finalizzato alla prevenzione del rischio. E’ infatti ormai assodato, per assenza di studi che provano il contrario, che le azioni repressive attraverso la sola vigilanza non sono più sufficienti a ridurre morti ed infortuni sul lavoro, senza dimenticare le malattie professionali, ma è necessario un ruolo più proattivo da parte del controllore nei confronti del controllato.

I PMP traggono origine dai Piani Nazionale di Prevenzione, ultimo il PNP 2020-25, che riconoscono nei Piani Mirati di Prevenzione (PMP) uno strumento in grado di creare una maggiore consapevolezza sui rischi presenti in azienda da parte dei soggetti del Servizio di prevenzione e protezione, ed in particolare del Datore di lavoro.

Ecco come le Istituzioni, attraverso le Aziende sanitarie locali, possono creare delle vere e proprie sinergie con le Imprese, non più solo attraverso le attività di vigilanza (art. 13 D.Lgs. 81/08) ma sviluppando azioni congiunte di vigilanza-assistenza, mediante un modello partecipativo per la prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro.

Assistenza, vigilanza e valutazione, le tre fasi di un PMP

I PMP si sviluppano in tre macrofasi.

  • Assistenza
  • Vigilanza
  • Valutazione efficacia

La prima fase (assistenza) riguarda l’analisi e progettazione del Piano Mirato, sviluppata a livello territoriale con la formazione di un gruppo di lavoro composto da ASL e Parti sociali (es. Associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, Ordini, ecc.). E’ uno dei momenti cardine del PMP, in cui viene predisposta la scheda di autovalutazione e tutta la documentazione di supporto da trasmettere alle aziende coinvolte. Comprende un momento di presentazione alle aziende, attraverso uno o più seminari.

La seconda fase (vigilanza) comprende due distinti momenti. Il primo riguarda lo sviluppo in azienda del processo di autovalutazione con la compilazione della scheda dedicata, con l’obiettivo di stimolare le Aziende a compiere una riflessione sulla propria conformità legislativa (ma non solo) in rapporto al piano in cui è stata coinvolta. Solo successivamente si esplicherà l’attività di vigilanza da parte delle ASL, attivata su un campione delle aziende coinvolte nel PMP.

Nella terza ed ultima fase (valutazione efficacia) non solo verranno resi noti i risultati complessivi del Piano Mirato di Prevenzione, ma saranno anche raccolte e diffuse buone pratiche e misure di miglioramento, con il coinvolgimento dei vari stakeholders interessati.

La documentazione del Piano Mirato di Prevenzione

Il gruppo di lavoro costituito da ASL e parti sociali durante la fase iniziale di sviluppo del piano provvederà alla predisposizione della scheda o questionario di autovalutazione, spesso in modalità informatizzata, ad esempio mediante survey, oggi sempre più diffuse.

I contenuti della scheda da compilare variano in funzione del PMP. In genere comprendono una sezione iniziale di raccolta di informazioni e dati di tipo generale (es. anagrafica dell’azienda, nominativi Datore di lavoro, RSPP, Medico competente, RLS, ecc.) e sezioni successive da compilare con le informazioni richieste in base alle finalità del piano.

La scheda di autovalutazione è accompagnata da una lettera di presentazione e dall’invito di partecipazione al seminario/webinar di presentazione del PMP.

Le aziende coinvolte nei Piani Mirati di Prevenzione (PMP)

I Piani Mirati di Prevenzione sono indirizzati alle aziende del settore delle PMI, che costituiscono la stragrande maggioranza, numericamente parlando, del tessuto lavorativo del nostro Paese, nonchè quelle interessate dal numero più elevato di incidenti e denunce di malattie professionali.

Come avviene la scelta delle aziende coinvolte nel PMP

Il target delle aziende coinvolte viene scelto all’inizio del percorso, attingendo dai flussi informativi disponibili, ad esempio utilizzando i dati infortunistici territoriali, oppure indirizzando il Piano verso i settori lavorativi maggiormente rappresentativi a livello locale.

Sono ormai decine i PMP attivati a livello territoriale negli ultimi anni, messi in pausa solo a causa dell’emergenza epidemiologica, ma oggi ripresi a pieno ritmo. Ecco alcuni esempi di PMP:

  • Fonderie e lavorazioni a caldo dei metalli – ATS Insubria
  • Prevenzione infortuni derivanti dall’utilizzo di macchine e attrezzature nel comparto metalmeccanico – ASL di Biella
  • Edilizia – ASL di Taranto
  • Rischio da MMC nel comparto delle aziende logistiche – ATS città metropolitana di Milano
  • Agricoltura – USSL Verona
  • Esposizione lavorativa a polveri di legno duro – ASL di Bari

L’azienda scelta per partecipare al piano riceverà una comunicazione ufficiale da parte dell’ASL di riferimento, attraverso i servizi di posta elettronica certificata, con il mezzo cartaceo è ormai del tutto abbandonato.

Cosa deve fare l’azienda che riceve la comunicazione ASL di partecipazione al Piano Mirato

Il ricevimento della comunicazione da parte dell’Azienda sanitaria locale di essere coinvolti in un Piano Mirato richiede l’immediata attivazione del Servizio di prevenzione e protezione.

Si consiglia di contattare il proprio RSPP o i propri consulenti per la sicurezza, al fine dell’analisi del PMP e per una verifica di conformità legislativa e tecnica della propria realtà in riferimento alle richieste contenute nel questionario o scheda di autovalutazione.

Per le aziende già virtuose in materia di sicurezza e salute non sarà un grosso problema rispondere ed inoltrare all’ASL il questionario, utilizzando la scheda di autovalutazione solo come spunto di riflessione per un eventuale miglioramento. Per le aziende non compliance al 100% in tema SSL sarà invece il momento di una riflessione interna, a cui dovrà quasi inevitabilmente seguire la predisposizione di un piano di miglioramento, da attivarsi possibilmente entro la data ultima di restituzione della scheda.

Si sconsiglia sempre di fornire risposte non veritiere, temendo chissa quali conseguenze. E’ certamente preferibile, anche attraverso predetto piano di miglioramento, dimostrare la volontà di adeguarsi alle prescrizioni legislative, che non sapere come giustificare le risposte fornite qualora si sia successivamente estratti nel campione delle aziende oggetto della vigilanza.

Cosa succede alle aziende che non partecipano ai Piani Mirati di Prevenzione?

Un’azienda può rifiutarsi di partecipare al Piano Mirato di Prevenzione? Cosa succede in tal caso?

Può certamente accadere che alcune aziende, per fortuna in numero ridotto, non restituiscano la scheda di autovalutazione ricevuta dall’ASL competente per territorio. Spesso per superficialità o a volte per sottovalutazione, difficilmente per scelta propria dell’interessato. In tal caso l’azienda potrà essere soggetta (con una probabilità molto elevata…) a visita ispettiva da parte dell’Azienda Sanitaria Locale, che condurrà l’ordinaria azione di vigilanza, non necessariamente solo sugli argomenti oggetto di Piano Mirato di Prevenzione.

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Categories: Sicurezza

Fabio Moscatelli

Blogger ed ingegnere, mi occupo di sicurezza sul lavoro dal 2003, aiutando le aziende a districarsi nei meandri del D.Lgs. 81/2008. Il blog nasce per condividere e diffondere a 360° la cultura della sicurezza. Safety First!

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