Come fare la valutazione del rischio chimico mediante misurazioni

Published by Fabio Moscatelli on

UNI 689
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La valutazione del rischio chimico, effettuata utilizzando un metodo che si avvale di misurazioni sul campo, è il modo più accurato per determinare l’esposizione dei lavoratori ad agenti chimici pericolosi sui luoghi di lavoro.

Il riferimento da seguire è la norma UNI EN 689 “Atmosfera nell’ambiente di lavoro – Misura dell’esposizione per inalazione agli agenti chimici – Strategia per la verifica della conformità coi valori limite di esposizione professionale”, che fornisce tutte le indicazioni per l’analisi e valutazione del rischio chimico attraverso misurazioni in ambiente di lavoro.

La strategia alla base della UNI 689

La norma delinea la strategia per la valutazione del rischio occupazionale di esposizione ad agenti chimici aerodispersi, basandosi sostanzialmente sul ciclo di Deming (PDCA) attraverso l’applicazione del seguente schema procedurale:

Procedura valutazione rischio chimico mediante misurazioni

Dopo l’analisi e caratterizzazione iniziale di base, si svolge il primo cut-off, valutando se le misurazioni sono necessarie oppure evitabili. Nel caso sia necessario provvedere ai campionamenti sul luogo di lavoro la norma definisce, punto dopo punto, gli step da seguire per giungere alla valutazione finale, che analizziamo di seguito.

La stima preliminare dell’esposizione a rischio chimico mediante cut-off

La caratterizzazione iniziale consente, mediante un’analisi accurata delle postazioni di lavoro e delle tipologie di esposizione, di stabilire se le misurazioni sono necessarie o meno, effettuando il cosiddetto cut-off iniziale. La valutazione preliminare si compone di 3 distinti passaggi:

Step per la valutazione preliminare del rischio chimico secondo la norma UNI EN 689

Il primo step e fondamentale passaggio di ogni valutazione del rischio chimico degna di tal nome è l‘identificazione di tutti gli agenti chimici, effettuata attingendo ai dati disponibili (fatture, registri, inventari, ispezioni visive, ecc.) e raccogliendo le schede di sicurezza aggiornate (conformi al regolamento CLP).

Il secondo step riguarda l’analisi delle postazioni di lavoro, mediante un esame dettagliato dell’organizzazione del lavoro, dei processi e tecniche di lavorazione, delle modalità di svolgimento delle attività, per finire con le procedure di sicurezza e tutte le altre misure di prevenzione di tipo tecnico ed organizzativo adottate per ridurre al minimo il rischio dei lavoratori.

L’ultimo e terzo step è relativo ad una stima dell’esposizione, che potrà essere effettuata ricorrendo a modalità diverse dalla misurazione diretta nei seguenti casi:

  • Presenza di luoghi di lavoro con condizioni costanti
  • Esposizione ridotta con condizioni di lavor costanti
  • Luoghi di lavoro con esposizione occasionale
  • Luoghi di lavoro fissi con esposizione irregolare
  • Lavoratori che si spostano con esposizione irregolare
  • Luoghi di lavoro con esposizione imprevedibile, in continuo cambiamento
  • Loghi di lavoro all’aperto
  • Luoghi di lavoro sotterranei

Nelle situazioni elencate la misurazione potrà essere evitata solo al ricorrere di determinate condizioni, da valutarsi caso per caso. Ove una delle condizioni non sia confermata non resterà altra soluzione che ricorrere ad un campionamento strumentale.

Come effettuare la misurazione dell’esposizione ad agenti chimici

Qualora la stima dell’esposizione al rischio non consenta di giungere ad una valutazione preliminare, occorrerà procedere con le misurazioni, al fine di determinare i livelli di esposizione occupazionale dei lavoratori che usano prodotti contenenti agenti chimici pericolosi.

Anche in questo caso occorre seguire degli step, qui riassunti:

  • Costituzione dei gruppi di esposizione similare (SEG)
  • Scelta della strategia di misurazione
  • Validazione risultati e SEG
  • Confronto con valori limite (OELV)

La costituzione dei SEG, i gruppi di esposizione similari

La scelta dei gruppi di lavoratori avente un’esposizione ad agenti chimici similare per frequenza e modalità non potrà che partire da quanto già oggetto di analisi nel DVR, prendendo come riferimento le mansioni omogenee di lavoratori per i quali viene già svolta la valutazione del rischio.

Nella maggior parte dei casi si verificherà che le mansioni omogenee del DVR corrispondono esattamente ai SEG, in altri casi occorrerà invece rivedere le mansioni costituendo altri gruppi omogenei qualora siano differenti la frequenza di esposizione agli agenti chimici e le modalità con cui vengono svolte le operazioni.

Scelta della strategia di misurazione

Campionamento personale o statico

Nella scelta della strategia migliore per la misurazione dell’esposizione ad agenti chimici occorre in prima battuta valutazione la possibilità di ricorrere a campionamenti personali, evitando misurazioni statiche. La misurazione con strumentazione fissata al lavoratore rappresentativo del SEG, con le opportune raccomandazioni ed informazione del personale, è maggiormente rappresentativo della reale esposizione.

Durata delle misurazioni

Con riferimento invece alla durata delle misurazioni occorre che sia la più vicina possibile al periodo di riferimento dell’effettiva esposizione del SEG.

La durata minima delle misurazione dovrà essere valutata in funzione degli scenari espositivi relativi ai fattori dei luoghi di lavoro:

Numero delle misurazioni

Una volta definiti i gruppi omogenei di esposti (SEG) e la durata delle misurazioni, occorre valutare quante misure siano necessarie. Per una verifica preliminare la norma UNI EN 689 richiede un numero di misurazioni compreso tra 3 e 5.

Il confronto dei valori misurati con il valore OELV

Esposizione ad un solo agente chimico

Se la misurazione riguarda un solo agente chimico sarà sufficiente confrontarlo con il valore OELV, attraverso un test preliminare che potrà restituire tre possibili risultati tra Conformità, Non conformità e Nessuna decisione.

Numero misurazioni per valutazione rischio chimico secondo norma UNI 689

In caso di No decision occorre eseguire misurazioni aggiuntive (almeno altre 3) per poter applicare il test di verifica di conformità.

Dopo il test preliminare occorre eseguire un test statistico per verificare l’affidabilità dei risultati emersi, attraverso un controllo della distribuzione delle misurazioni dell’esposizione e l’identificazione di esposizioni eccezionali all’interno del SEG. In tal caso è possibile usare un metodo grafico oppure software dedicati.

Multiesposizione ad agenti chimici

Nella maggior parte dei casi all’interno delle aziende e reparti lavoratori l’esposizione riguarda una moltitudine di sostanze o miscele. Le modalità di misurazione di ogni singolo agente non variano rispetto al singolo caso espositivo, tuttavia il confronto finale va fatto determinando un indice di esposizione rappresentativo del SEG, da calcolarsi come somma delle singole esposizioni a ciascun agente, mediate per il rispettivo valore limite OELV.

Sono previsti in realtà due approcci, il primo che valuta indistintamente ogni agente chimico, il secondo che raggruppa gli agenti chimici con effetti similari o che colpiscono i medesimi organi bersaglio. Entrambi i metodi conducono a risultati conservativi, che possono sottostimare i rischi di esposizione. E’ la stessa norma, in tal caso, a consigliare di utilizzare altri metodi di valutazione più precisi.

Il rapporto di valutazione del rischio chimico

I risultati delle analisi, misurazioni e valutazioni effettuate devono essere raccolti in un documento, che potrà costituire il cuore della valutazione del rischio chimico per la salute dei lavoratori dell’azienda.

Tale documento, che la norma UNI EN 689 chiama resoconto, deve contenere quali elementi principali:

  • Nome del valutatore e della società che ha eseguito le misurazioni ed analisi
  • Identificazione agenti chimici
  • Descrizione fattori e condizioni di lavoro
  • Descrizione campionamento (osservazioni fatte, ecc.)
  • Caratterizzazione (risultati e conclusioni)
  • Strategia di misurazione (strumentazione utilizzata, procedure, pianificazione temporale)
  • Esiti misurazioni (concentrazione degli agenti, compresa incertezza estesa)
  • Confronto con OELV

In caso di situazione di Non conformità il resoconto potrà contenere le ragioni e le misure correttive per ridurre i valori espositivi del SEG considerato.

Ogni quanto va rivalutato il rischio chimico?

L’aggiornamento o rivalutazione del rischio chimico per la salute dovrà essere effettuato periodicamente, con un termine consigliato pari a dodici mesi. In caso di modifiche significative la caratterizzazione di base dovrà invece essere svolta immediatamente.

La rivalutazione che richiede l’esecuzione di nuove misurazioni, invece, dovrà svolgersi valutando preliminarmente se la distribuzione delle misure precedenti è di tipo log-normale o normale. Nel primo caso (più probabile) le misure andranno ripetute con le seguenti tempistiche:

  • Ogni 36 mesi se l’indice di esposizione è inferiore al 10% del valore limite
  • Ogni 24 mesi se è compreso tra il 10% e il 25%
  • Ogni 18 mesi se è compreso tra il 25% e il 50%
  • Ogni 12 mesi se è superiore al 50%

Categories: Sicurezza

Fabio Moscatelli

Blogger ed ingegnere, mi occupo di sicurezza sul lavoro dal 2003, aiutando le aziende a districarsi nei meandri del D.Lgs. 81/2008. Il blog nasce per condividere e diffondere a 360° la cultura della sicurezza. Safety First!

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